La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

venerdì 25 febbraio 2011

Omaggi alle devote dell'archeologia lucchese: II. La Compagnia delle Sepolture Murate



Premessa

Giulio Ciampoltrini

Quando, nell’estate del 2006, si concluse lo scavo della Chiesa Vecchia di Soiana – il Sant’Andrea demolito dopo il terremoto del 1846 – fu comune e condiviso l’impegno di dar conto rapidamente di tutti i dati che quel caso esemplare di archeologia di tutela aveva messo a disposizione della ricerca. Grazie al prezioso strumento offerto dal Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana era possibile già nell’anno successivo offrirne una sintetica presentazione, ma le prospettive di una sistematica edizione si allontanavano per la consueta difficoltà di procedere agli interventi – soprattutto sugli oggetti devozionali (medaglie, crocifissi) – indispensabili per la corretta valutazione dei materiali restituiti dalle indagini.
L’esplorazione della ‘sepoltura murata’ di San Martino in Colle, nell’anno successivo, ripropose in modo ancor più stringente il problema, rendendo indifferibile la ricerca di canali di finanziamento del restauro. Per una favorevole serie di circostanze, fra 2008 e 2009 fu possibile acquisire la lettura di una parte significativa dei ‘segni della devozione’ che i due scavi avevano aggiunto a quelli, già editi, dalle ricerche negli Orti del San Francesco di Lucca, in Santa Chiara di Castelfranco di Sotto, e agli inediti dai saggi di tutela preventiva condotti nel 2001 nel sepolcreto esterno alla cattedrale di San Martino in Lucca.
Il completamento del restauro è ancora assai lontano, forse destinato a perdersi nelle nebbie degli infiniti problemi che l’archeologia di tutela deve affrontare in uno scenario di risorse decrescenti e talora disperse; tuttavia quel che è stato ottenuto può essere proposto al pubblico dei lettori e – ci si augura – a quello dei visitatori delle mostre nel quadro delle iniziative che Lucca dedica annualmente alle Vie dei Santi, e che trovano nel Museo della Cattedrale il punto di riferimento focale. Sarebbe troppo facile rammentare che i ‘segni della devozione’ sono anche, spesso, segni di pellegrinaggi – reali o dello spirito – ai santuari che fra XVII e XVIII secolo erano punto di riferimento amatissimo della religiosità ‘popolare’, e che dalle ‘sepolture murate’ che si distendevano fra la cattedrale e l’edificio oggi sede del Museo proviene una parte rilevante dei materiali che si mettono a disposizione in questa sede. Ci si augura solo che questo impegno condiviso – apparentemente minimo e marginale per chi si trova a sfogliare il volumetto, in realtà faticosissimo – possa testimoniare che l’archeologia di tutela è anche un prezioso strumento per entrare nella storia delle comunità che ci hanno preceduto su queste terre, affidando alla terra i ‘segni’ della loro vita.

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