La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

venerdì 20 ottobre 2023

Partir da Rigoli per Costantinopoli. Croci a colori.




 Non ferma a Rigoli e Montuolo ... quante volte sentito nelle stazioni di Lucca e Pisa, quante ...

Ma si fermò un marmorario di eccellenza, in qualche anno della prima metà del secolo VIII, lo aveva visto Biehl, si rivide con un po' d'impegno tanti anni fa, ed ora è un classico, di questa piccola storia di marmorari lucchesi all'opera per Longobardi che volevano rifarsi un'immagine.

Ci si era fermati a Rigoli, e poi un salto ad Aquileia, per la croce splendente nel campo dell'oggetto misterioso, in cui l'importante era la fronte, ma non molto meno il bordo, guarnito di tralci e mostruose teste. Si diceva un fonte battestimale, ma dopo una gita teorica in quel di Vicenza, si può avventurare anche un lavello. Per bagnarsi in acque santificate, no davvero per sciacquarsi. Forse. Tutto un chissà.

Ma oggi si può andare oltre Aquileia, e arrivare alla Capitale.

Sì, il mosaico imperiale di Santa Sofia, che può dare i meritati e perduti colori alla Croce di Rigoli.

E colorato, chissà se su uno sfondo sfavillante d'oro, il cerchio con la croce è tutta un'altra cosa.

domenica 1 ottobre 2023

Da Bengodi a Galciana, passando per Pietrasanta. Le belle Romane di Toscana, A.D. 600 e dintorni.






La più bella è sempre lei, l'eponima, bella come il mare di Maremma su cui si rispecchiava chi la portava, cercando col guardo le navi dell'Impero, unica difesa dalle rapine longobarde, direbbe il Manzoni. E aveva ragione.

E poi le altre viste da von Vacano, e poi quelle delle Terre del Sud, e il misterioso Monte Massico, e poi la scheggia del museo di Livorno, che ricordi del momento in cui apparve nelle schede della Soprintendenza, l'ultima vita di Vada Volaterrana. Il viaggio al Museo Fattori che diviene pellegrinaggio, per toccarla, quasi reliquia.

E poi quelle di Chiusi, un elenco di tanti anni fa, la povera erudizione di un archeologo di soprintendenza, disprezzato come il suo ruolo. Ma chissenefregava e chissenefrega, si direbbe.

E l'emersione di Pietrasanta, ancora sul mare o quasi... Armilla "tipo Bengodi", armilla di donne di mare. Non solo ma quasi.

Storie di tanti anni fa, cronologie un po' fuorviate da parentele apparenti con i ghirigori di Teodorico. Forse solo apparenze, si falla e si può fallare, basta potersi emendare.

E si sapeva, dai libri, della scoperta di Galciana, la famiglia che si fece seppellire con gli ornamenti, la cintura e il braccialetto. Ma vederla, dietro il vetro di Gonfienti, è un'altra cosa, riappaiono le storie dell''85, le fotografie commosse all'esemplare eponimo, bronzo lucente, prima che la morte della Soprintendenza lo facesse seppellire chissaddove. L'emozione dell'ultimo saluto, quasi l'armilla lucesse di nuovo al braccio della morta. Una morta c'era davvero, la Soprintendenza, anno 2018. Morta di morte violenta, e si sapeva bene chi era l'assassino. 

Data quasi sicura per la bella romana di Galciana, un po' dopo il 600, ma forse gliela avevano regalata quando era andata sposa al Romano con la Cintura, e tipo un po' diverso, variante. A regola si dovrebbe ora parlare di "tipo Bengodi-Galciana", perché il fabbro un po' orefice che sapeva far risplendere il bronzo e decorarlo di impressioni non conosceva solo le tenaglie teodoriciane. O presunte tali.

Ornamenti di povere bellezze di anni disperati, ma non tanto da non richiedere il decoro nella morte, ornamenti di donne romane. 
 

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