Lo si ritrova scartabellando nella memoria del disco rigido, qualche volta di sostegno alla memoria frolla, qualche volta sfida tremenda. Ma questa volta la memoria regge, e si ritrova nel bianco e nero della defunta Soprintendenza (eh sì, quanto la criticammo, nell'amore di rado corrisposto, ma oggi proprio si merita la Maiuscola), da Orbetello, curioso ritrovamento di tant'anni fa, la scena tutt'intera, la colonna un po' diversa, ma siamo lì, il muso orecchiuto più o meno, ma siamo lì. Ma a Orbetello, nella ricucitura artigianale degli anni Cinquanta, il muso è di un destriero di quadriga, un po' rabberciata, ed è al suo posto l'auriga con la palma della vittoria. Si direbbe. Scena dei giochi che tanto appassionavano i Romani, non c'è dubbio. Corse fra colonne in piste effimere, si vuole immaginare, almeno non c'era sangue, in anni che di sangue cominciavano a vederne molto. O ricordi di giochi visti in città visitate qualche volta, chissà, disegnati da vasai d'Africa per le plebi del Mediterraneo, dalle lagune di Toscana all'Auser.
Segni dell'Auser
I sogni di un archeologo (Giulio Ciampoltrini)
La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico
Informazioni personali
mercoledì 18 febbraio 2026
Andare al circo a Lucca passando da Orbetello
venerdì 30 gennaio 2026
Girando intorno alle Rocche Tonde. Da Rodi alla Garfagnana, per ritrovare il rudere con le Panie innevate a far da sfondo.
lunedì 19 gennaio 2026
Lo spillone della coniuge di Wallari. Divagazioni ditirambiche partendo da San Genesio
Dopo Gulfari, e le sue immaginate errationes con la banda di Longobardi da Lucca all'Istria, si affaccia Wallari, che si pose quasi sull'Elsa, simmetrico alla banda di Asulfo, verso Pontedera. Il triangolo longobardo a sud dell'Arno, vico Wallari, vico Asulfi, e il castello di Faolfo. C'è sempre un pretesto per fughe ditirambiche, un passo di Gregorio il grande papa per Gulfari, l'anello per Faolfo, felix culpa di trentacinque anni fa ... e ora la capocchia di spillone di San Genesio, dacché racimolando un po' di immagini in rete lo si vede tutto. Federico Cantini e Beatrice Fatighenti, e poi le belle schede dei Musei di San Miniato, e poi Wikipedia, e la sfera si ricompone, un po' alla orecchino a cestello, un po' alla capocchia di spillone fortunata nella provincia Tuscana, la principessa di Fiesole e l'ignota fiorentina, ma anche nella stupefacente serie dei Franchi di Mosella, Gondorf, sembra uscito dal Signore degli Anelli.
Mai due uguali, spilloni grandi per fermare il mantello, piccoli per le lunghe trecce, avrebbe detto Manzoni, Schmucknadel o Haarnadel alla tedesca, buoni per tardoromane, come a Braccagni e a Desana, e per regine, Arnegunda. E per le gentildonne di Mosella, appunto, molte a Bonn, molte al mitico Metropolitan, gli spilloni di Niederbreisig.
L'epoca è quella, fine VI, più o meno, il rango ci potremmo essere ... e via dunque con la magica sfera ad immaginare che ornasse la coniuge di Wallari ...
giovedì 15 gennaio 2026
Il paramento dei Signori delle Rupi, dieci anni dopo
sabato 3 gennaio 2026
Vaneggiar di clarissimae e di pesci. Rileggendo antiche pagine sull'Etruria settentrionale in età severiana, per gli anni della resilienza
martedì 30 dicembre 2025
Il guerriero dell'Auser, degli anni di Romolo
mercoledì 17 dicembre 2025
Il gallo di Volcascio. Amuleti di Garfagnana, anni anni dopo ...
Passano gli anni, e sempre un po' lì si ritorna, mitici fra Ottanta e Novanta, poi certo sì, pieni di ritrovamenti, ma era un'altra cosa ... Volcascio, terre di Garfagnana, forse l'ultimo degli scavi fatti all'antica, appassionati, amici, Guido Rossi, Paolo Notini, e quanti altri nomi, spesso ricordati in nota.
La statuetta, Abundantia, si riteneva e si ritiene, segno pagano di quelli che rallegravano Rutilio nelle sue soste, un passato sempre più difficile da conservare di fronte alle nuove aristocrazie e alla volontà imperiale. E fra non molto represso.
Ma questi sono ancora anni di Rutilio, dichiarano le ceramiche finite nella discarica sul pendio rapido verso il Serchio, ancora c'era spazio per le tradizioni antiche.
E poi, fra cocci infiniti, pentole stravaganti di linee incise, schedate da Paolo una per una, con tenacia, il pendente, pasta vitrea stampigliata.
E tanti anni dopo, finché si può, ancora la curiosità di saperne di più, dell'amuleto venuto dall'Oriente. Qualcosa già allora si sapeva, ma i pdf e le comodità di Google oggi assai di più ne fanno sapere: il corpus del British Museum, come sempre inappuntabile, esauriente, ma poi la terra sul Giordano dà un altro pendente, fresco di scavo, e ad Aquileia altri si aggiungono, intrecciandosi nel pullulare di novità. ignoti gli uni agli altri ... e a Cagliari, e chissà quanti altri.
Pochi anni, e la carta di distribuzione si infittisce, pur se ancora non s'aggiunge né Volcascio né Luni, ma si sa, una nota a pie' d'articolo non è detto che venga cercata. Né trovata.
Non importa, quel che importa è che sì, nell'insieme, era corretto porre fra Siria e Palestina la produzione di questi amuleti, con il gallo (pare...) apotropaico, ora assai studiato per l'Egitto tardoantico, capaci di arrivare in tutto l'Impero, produzione quasi industriale per le plebi tardoantiche, cristiane, ebree, pagane. Simboli per tutti. Il commercio non aveva (e non ha) confini.
Anche quando l'Impero era allo stremo, e sempre di più si doveva confidare nei segni indossati.




















