La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

martedì 19 gennaio 2016

I Signori delle Rupi








I Signori delle Rupi e altre storie di archeologia lucchese. Un incontro nella Cappella Guinigi del Complesso Conventuale di San Francesco per presentare una singolare scoperta e un anno di attività archeologica a Lucca e nel territorio - Venerdì 22 gennaio 2016, ore 17

Sul finire del marzo del 2014 la Garfagnana è stata scenario di un ritrovamento che si può dire senza esitazione ‘eccezionale’: la rupe di Cima La Foce, sul versante della Pania di Corfino, ha restituito un manufatto in bronzo che è un unicum nel panorama della metallurgia italiana degli anni intorno al 1000 a.C.
Nicola Salotti e Alessandro Bonini, in un’escursione sulla vetta, già nota per la frequentazione d’età medievale e del Bronzo Finale (circa 1000 a.C.), videro affiorare un oggetto in bronzo che recuperarono, stante l’urgenza di metterlo in sicurezza, e consegnarono immediatamente alla Soprintendenza. Dalla primavera del 2014 ha preso avvio un complesso procedimento di restauro e integrazione, dovuto a Stefano Sarri, condotto nel laboratorio del Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologia della Toscana, che nel volgere di un anno ha restituito, anche nel luccicare del metallo, eccezionalmente conservato, un ‘paramento’ del Bronzo Finale.
Si tratta di un capo di abbigliamento femminile – queste almeno l’ipotesi più accreditata – conosciuto sino a questo momento solo da esemplari delle Alpi francesi e da un recente ritrovamento dal Cuneese, a Chiusa di Pesio. Rispetto a questi, il ‘paramento’ di Cima La Foce racconta una storia assai più complessa, con i successivi rimaneggiamenti e per la congiunzione di tre singoli oggetti in un unico, sontuoso capo, che poteva ornare non solo le spalle, ma l’intero torso della proprietaria.
Dato che il Bronzo Finale della Garfagnana, in particolare nella fase intorno al 1000 a.C., vede gli insediamenti concentrati su vette che dominano il territorio e gli itinerari che attraversano gli Appennini – la stessa Cima La Foce, la Capriola di Camporgiano, Castelvecchio di Piazza al Serchio – si è voluto attribuire a una ‘Signora delle Rupi’ il singolare manufatto di Cima La Foce. Contemporaneamente all’edizione nella sede ufficiale, prestigiosa, del ‘Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana’, si è voluto proporne la presentazione in un quaderno che raccoglie tutti i materiali sin qui resi disponibili da quasi quaranta anni di ricerche archeologiche sulla Garfagnana su questo periodo, all’alba della storia.
Giulio Ciampoltrini, Silvio Fioravanti, Paolo Notini hanno quindi dato alle stampe il volume I Signori delle Rupi. Il paramento di Cima La Foce e il Bronzo Finale nell’Alta Valle del Serchio, che sarà presentato il 22 gennaio 2016, alle 17, nella Cappella Guinigi.
L’anno concluso è stato, come al solito, ricco anche di altre attività archeologiche a Lucca e nel territorio, dovute alle esigenze di tutela connesse alla realizzazione di opere pubbliche. L’occasione è quindi sembrata opportuna anche per dare notizia di ritrovamenti che gettano nuova luce su capitoli ancora sconosciuti della storia d’età romana e medievale della città e del suo territorio.
Elisabetta Abela riferirà dei risultati degli estesi saggi condotti nella ex Manifattura Tabacchi, che hanno rivelato non solo le vestigia dei primi impianti industriali, della fine dell’Ottocento, ma anche significative testimonianze del complesso conventuale di San Domenico e del palazzo di Paolo Guinigi, oltre ad una inedita reliquia dell’Augusta di Castruccio.
La realizzazione della nuova viabilità di accesso all’Ospedale San Luca, in un’imponente serie di attività diagnostiche, protrattesi per quasi un anno, ha infine arricchito di nuovi colori i paesaggi della campagna di Lucca in età romana, con l’evidenza di infrastrutture e di sepolcreti, di cui darà conto lo stesso Alessandro Giannoni, che le ha coordinate.

mercoledì 23 dicembre 2015

Il passo di Ilaria: sogni gotici di fine anno (per chi attraversa il Baluardo)



Si guarda all'autunno, nell'inizio d'inverno, seppur con qualche colore di primavera, e ai giorni d'estate, quando la torre esagona, svettante di mattoni freschi di fabbrica apparve nella terra del Baluardo e all'ottobre, che fu narrata nella sua storia cantata dalla terra.
E ora che chi sottopassa l'arborata cerchia, uscendo sulla sinistra, entrando sulla destra, a piacere, mira il magico esagono, uscendo da una luce per ritrovarne un'altra, nell'anno del passo di Gentucca, in verde e nero, lieve s'affacci il passo di Ilaria, con i gotici colori di Tommaso da Modena, e le gotiche bellezze delle sua infinite vergini del Martirio di Sant'Orsola.

domenica 29 novembre 2015

Le geometrie dei colori del cielo

Andirivieni di strati cassette storie, segni francescani e scodelle colorose, con qualche girandola, il vortice che alla fine si appalesa, e stilizzati fiori, bicromi o acromi, dopo il rigore del bianco conventuale.
E fra questi, con la zaffera di Toscana, le informali geometrie di Valenza, arabeschi ghirigori di memoria medievale, nel Quattrocento avanzato, si direbbe.
Loza azul per la mensa francescana di Lucca, il cielo e le acque del Mediterraneo nell'autunno del Medioevo; e poi, finita la zuppa, alzar la testa a rimirare Baldassarre di Biagio che sparge sulle pareti i sapori del Rinascimento.

sabato 7 novembre 2015

Il cavallo senza cavaliere

Tre frammenti in tre US (la moltiplicazione e la divisione), tre mesi o forse più di scavi, il retro di un convento, per ricomporre da masse infinite di piattelli e scodelle e da maldischiena per scassettamenti multipli ed iterati per tre anni, un terzo di piatto. Montelupo, decenni avanzati del Seicento, anni di peste di promessi sposi di bravacci. Ma anche di qualche santo.
Cavallo simpatico, grosso, occhioni languidi, paesaggi dei colori surreali verdegialloblu del protobarocco straniato dei contadini di Toscana, il pop e il plebeo degli anni del Furini, un altro mondo ...
Ma grande è la metafora, suprema, i tre frammenti tre e gli altri dieci chissà dove sono finiti, per l'incedere del cavallo biondo, mantello sauro, o baio, diranno gli ippologi, forse; e senza cavaliere.

sabato 31 ottobre 2015

La Vergine di Granada (a Lucca)

Da terra di morti con fatiche e passioni infinite, da grumi che si dissolvono nella curiosità dell'archeologo, riappare una storia lucchese del Settecento, seconda metà, segni tardobarocchi di Spagna tradotti nel cesello romano (dichiara l'esergo), certo da stampe di devozione.
Nuestra Señora de las Angustias de Granada, una dopo l'altra lettere ritrovate dichiarano l'immagine, e Google risolve il 'chi è' in un volo di battute. La Vergine delle Angosce, o come si abbia da tradurre, divenuta Vergine della Consolazione per chi si fece seppellire in San Francesco, negli anni dell'Illuminismo che per lui dovevano essere soprattutto di sofferenza, il Cristo Deposto sul grembo della Madre, la Croce, e gli Angeli.
Immagine splendida, appena appena consunta dalla devozione, per il giorno.


martedì 6 ottobre 2015

I colori di Marti (per Daniela Pagni, qualche giorno dopo)




Si dovevano ritrovare i colori di Marti, novembre 2002, cielo disperatamente azzurro e il rosso fulgido del mattone pisano, per Daniela, che l'ultimo giorno di settembre se ne è andata, forse nel suo stile, chissà.
E nel volgere di una telefonata, Ruggero e le condivise amicizie e le condivise passioni e i condivisi lutti, nel segno dell'azzurro di Marti e della Terra dei Quattro Fiumi, sogno dissolto, tutto ritorna.
Balbata e la via romana, sognata genialmente, ogni segno della storia nella terra fra Chiecina e Ricavo, ma anche oltre, Scannicci e gli Etruschi e le Melorie, la ricerca del muro del Bastione, la sua storia che solo Monica e le sue amiche potevano chiarire, ma Augusto e Ruggero e altre amiche raccontarono, e poi la via e la fornace, i giorni di Varramista e di Montopoli, gli Etruschi della Granchiaia, il Bronzo Finale di Monte Formino e l'enigma del Priapo, un po' risolto, ma non tanto da soddisfare la curiosità di Daniela, la sua sete di sapere. Sempre pronta a porre due nuove domande per ogni risposta data, e a dubitare di questa. E le telefonate infinite, i perché e i percome, sempre pronta a fare da regista ad operazioni impossibili. Perché nulla trovava impossibile alla sua passione.
Il magico verde dell'autunno, nel sole che guarda lontano il mare, il campanile di Marti, il rosso del Bastione e il rosso della Pieve. Nov 2002, dice la stampa.

venerdì 25 settembre 2015

La città di Gentucca (un po' dietro l'angolo, in San Francesco)



Si deve scendere in basso, nel Giudizio Universale di Deodato, per trovare, dannati a destra ed eletti a sinistra – re vescovi abati monaci profeti e quant'altro – il popolo della città di Gentucca, nudi cadaveri, resurrezione della carne da discoverti avelli, casse viste per i Morla, un po' dopo. E anche defunti abbigliati, vesti perse nella terra se non per i fili del damasco e i maspilli di bronzo; rispetto per fanciulli troppo presto sottratti alla città forse non più di Gentucca, in quegli anni, ma dei Signori e dei Pisani.
Dalla terra, come gli uomini e le donne della città di Gentucca, la fatica degli scavi e l'impegno degli archeologi fa riemergere, narrate in pagine 144 tutte a colori, benignamente offerte ai pellegrini in San Francesco, storie del Trecento, voltato l'angolo, nel secondo chiostro.

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