E questa, invece, 180 fino al 250, arrotondiamo, una sequenza astrusa, difficile, seppur non priva di senso se si partiva dalle acque di Giglio Porto, con il relitto di anfore africane appena sviscerate, certe di cronologia e di significato, e poi non molto oltre, lungo la costa, e di quegli anni, si trovava la dedica alla misteriosa, RHI in legatura, pare, clarissima puella della casa che per un attimo fu imperiale, Pupienia Cethegilla, ora anch'essa sviscerata da poderosi saggi e leggibile nel nitore dell'iscrizione celebrata a Vada da chi la ospita, villa che fu dei Fabbri ed ora è Graziani. Limpidi caratteri, un po' senili, rispetto all'aulica Plautilla. Ma quella era la promessa sposa del promesso imperatore, Caracalla.
Anni di fanciulle, questi dei Severi, Pupienia e Plautilla, si spera la prima meno sfortunata, ma non è detto ...
Molto è cambiato, in trent'anni e più, e certo, volendo, alla capanna o quasi del Chiarone si potrebbe aggiungere il torculare del Tosso, per baloccarsi di resilienza, parola assai di moda ... oh, ecco, oggi potremmo ragionare di resilienza e poi farsi farsi travolgere da Arezzo, Via Cesalpino, il mosaico sfuggito, ma forse tardoantonino più che severiano, i pesci e il loro signore, un bianco e nero solido ma anche inciso. Protoresilienza, forse subito dopo la peste di Marco Aurelio. E perché no ...
Alla fine, mancano solo l'anfora di Empoli (ma un po' se ne accennava) e i curatores di città affannate.
Sì, si poteva intitolare 'Gli anni della resilienza', Un po' più appetibile, ottima maionese per un'insalata russa fatta di verdure racimolate ...




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