La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

sabato 19 luglio 2014

La tomba dell'esattore (divagazioni archeoepigrafiche fra San Francesco e Sercambi)


Anni, non molti, per ripassar davanti alla lapide dissepolta dal pavimento ottocentesco, nel fresco chiostro del rinnovato San Francesco, molte vite, lungo calpestio, riuso per le casse degli anni Cinquanta dell'Ottocento, fra i Lorena e i primi dei Savoia, e poi scomparsa, dissepolta per grazie femminili, lustrata, ghirigori e stemma in commesso lapideo.
Ci vuole un po' per decifrare fra linee floreali tondi e grazie infinite, trionfo del serif gotico, un nome oscuro, Nisterna; non molto per domandare a Google, sezione libri, e scoprire, fra un documento dell'Archivio di Stato, registri guinigiani, qualcosa della Repubblica, e fasti di Todi, le cronache e la fantasia del Sercambi, per il Nisterna in giro verso Ferrara, fintosenese ché il Sercambi di certo tutto sapeva dei Nisterna, non molto, ma quel che basta per capire che la lapide infinitamente consunta se non nel magico rigo che salva il nome, e nello spessore dell'arme della schiatta tudertina, è quella che Nisterna da Todi volle per la sua tomba, nel San Francesco del suo ultimo signore, Paolo Guinigi.
La tomba dell'esattore delle tasse, del Comune e di Paolo, Equitalia di sei secoli fa.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Lettori fissi