La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

mercoledì 25 febbraio 2015

Il sorriso amaro della dama di graffita

Un sorriso amaro, preludio al pianto, o forse un ghigno, l'occhio spalancato, la bocca dischiusa, emozioni da leggere nel tratto di una stecca frettolosa, ma non tanto da non comunicare passioni. Biondo tarocco, cortigiana o baldracca o dama del Pollaiolo, anni di manieristi e a Lucca di Zacchia da Vezzano, che poi non era troppo più espressivo nelle sue donne ...
Ambigua immagine, per chiudere fatiche di più anni, inani, ma a colori.

mercoledì 11 febbraio 2015

Fiori per terra e fiori alle pareti. Fiori dal Ponente a Lucca, nei giorni di Sanremo





Fare un paio di isolati, a Firenze, per trovare alfine al Kunsthistorisches in fiori maiolicati della fu Liguria e Contea di Nizza, ma nati in liguri botteghe del Ponente (pare), i gemelli dei fiori ricuciti a Lucca. Metà del Cinquecento, forse un po' dopo, e pian piano si ricompongono fiori sui piatti e trame di fiori su pareti e pavimenti. Foglie di palma, mazzetti, cespugli fioriti, tutto un fiorire in blu, ma qui anche un po' in giallo, e anche in rosso. Un po' meno nauseante, alla fin fine.
E giacché sono i giorni di Sanremo, e sempre più stanchezza serpeggia, le lucide tinte del Rinascimento viaggiano per mare e da Via Giusti sino a Via della Pergola, a illuminare i palazzi di Lucca.

giovedì 5 febbraio 2015

I fiori dell'archeologo per Michele e Caterina




Segue il giallo della cometa dal cuore bianco e rosso nel blu di un notte d'inverno, l'archeologo stanco, e naviga sull'onda di Google fino a Los Angeles, J.Paul Getty Museum, i meravigliosi 17 mega di un'immagine .jpg in cui ritrovare le luci del suo remoto frutto dell'umidità lucchese, quante cose imparate nel cantiere Casanova, in Via Sant'Anastasio, 1985, trentadueanni non ancora, sembrava maturo, oggi un infante.
Estenuata bellezza di una Santa Caterina che sarà di certo Caterina Buonvisi, con quel pezzo di legno in mano che le rammenta sofferenze onomastiche, aria assorta di Michele, con i colori del vaio e del rosso, e il miglior pittore di Lucca sotto mano. Tanto migliore che il tondo è finito a Los Angeles.
E benché l'archeologo sia figlio di anni Settanta, e riconosca nelle sue terre e nei suoi cocci le storie dei ceti subalterni, miserie sofferenze speranze disperazioni pestilenze i giorni belli feste rurali senza pittori fiamminghi, sa anche che i colori della storia sono dipinti dai ceti dominanti. Tessandori contadini braccianti al massimo nel nero sbiadito di libri di debiti e di tasse, il Membrini a dar gloria eterna a Caterina e a Michele, alla cometa dei Buonvisi e al vaio dei Guinigi. E tanto erano affezionati, i subalterni di città e di campagna, che si compravano anche i piatti con l'arme dei Guinigi, mentre vedevano passare la storia a cavallo, con Carlo VIII e le disgrazie d'Italia.
E l'archeologo estenuato anche lui, con l'aria un po' così che ha Michele, s'aggiunge a tessandori e zappatori, e allieta le fauste nozze dell'anno 1496 (si dice) con piatti freschi di bottega dei due fiori del vasaio di Lucca, or che frammentini di nastri e di petali incisi in bianco ce li hanno asseverati terra di Lucca.
Fiore a otto petali, fiore a sei, descrizioni ardue.
In attesa di una bella mela, mistica o carnea allusione da mordere nei 17 mega gentile disponibilità del J. Paul Getty.


sabato 24 gennaio 2015

La coppa magica




Magici colori e suoni non uditi di uccelletti in blu fra foglie e quartieri, per volare dalla Liguria alle fantasie barocche di Rottenhammer/Brueghel, passando da austere famiglie di Lucca, e ritrovare nelle minuzie di una tavola che ha i colori di Dioniso immagini perdute di fatiche chissà se inutili.

domenica 11 gennaio 2015

I misteri della Torretta (Giovan Francesco Tinti a Porcari, anno 1590 più o meno)





E giacché gli amici di Porcari s'appassionano – communiter aut melior pars – delle memorie del castello, dimessa Torretta e già fiero segno dei potere e baluardo di confini, alfine i segni porcaresi dell'enigmatico astrologo di San Miniato, Giovan Francesco Tinti, che medaglie di terracotta spargeva in tutta la Toscana, entro il Granducato e oltre, fine del Cinquecento, anni di alambicchi e roghi.
Ignoto alle cronache, ignota la famiglia, nobiltà sconosciuta ai regesti, uno stemma chissà come costruito, inutile cercare sul Ceramelli Papiani, tutto da chiarire, un terreum volumen che già conosceva il Lami, Deliciae Eruditorum, e poi il Targioni Tozzetti, oggi dimenticato se non all'attenzione di Google Libri, e infine ritrovato nella grande voragine entro la torre che fu castello di Porcari. E non di più era per il Lami e per il Targioni. Medaglie di dedica, riti oscuri, celebrazioni tolemaiche, chissà chissà. Un tocco di sulfureo vapore nella verde prospettiva di Porcari.
Molto l'archeologo vetusto avrebbe voluto scoprire, ma oltre Google Libri non si va, ed è già qualcosa, se financo i dotti editori delle medaglie del supremo Middeldorff oltre non vanno. E in attesa dell'astrologo di San Miniato, forse millantatore, da Porcari a Monte Giovi passando per Valdegola e San Miniato, il Manilio dell'Elsa, secus Else flumen, le immagini delle sue memorie.

sabato 10 gennaio 2015

Piatti da un matrimonio II (ovvero: modernariato del Settecento)


Fatiche e ricerche, e il frantumato piatto da un matrimonio si ricompone, almeno là dove il bianco si carica dei colori dei Balbani e dei Parensi, aquile e ricci, e poi, come ci insegna il Libro d'Oro del 1628, cimieri e Aquile e Draghi, opportunamente non contrapposti, ché il matrimonio tra Aquila e Drago potrebbe non essere il massimo ... Ma la sottile gioia della ricomposizione, con quella lacuna che basta a dare il tocco di provvisorio, si perde nei rami degli alberi genealogici, quando s'apprende di un solo connubio fra un Balbani e una Parensi, Camillo con Ortensia, e gli anni saranno i primi del Seicento, se il fratello Girolamo andò a nozze con Camilla di Pompeo Buonvisi nel 1617. E dunque botteghe del Bianco Internazionale, da Roma a Nevers, dei primi del Seicento; nulla lo vieta, né foggia di piatti né di stemmi né di compendiario né di elmi. Solo che i piatti sono finiti fra i frantumi delle tâches noires, fine Settecento ...
L'archeologo fantasioso deve sognare di servizi dismessi di famiglie estinte, venduti come modernariato, bancarelle del 1750 o quasi, come quelle che popolano i mercatini del Natale nella patria sull'Arno o quasi, così triste, fra i fiumi tanto amati. Sogni di un gennaio di nuvole.

mercoledì 31 dicembre 2014

L'anno del ponte




Più di qualsiasi ricostruzione virtuale, il tocco barocco di Bernardo Strozzi per dar vita alle sublicae del Botronchio, riemerse dalla terra e ritornate all'acqua, ponte sul fiume sepolto e talora rinato.
Anno del ponte, vagheggiato e appena intravvisto sotto l'acqua dell'Anno dell'Acqua, il ponte che si taglia e si rigenera, il ponte dei pontefici, immaginato nelle immagini dell'aereo e del satellite, visto per un attimo nella terra.
E i miti indoeuropei rinati nelle storie di Tito Livio, grandi metafore nell'incrocio di metafore dei gelidi giorni del solstizio.

Lettori fissi