La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico
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venerdì 26 agosto 2022
I vantaggi dell'Ippogrifo. Da Camporgiano a Bergamo
domenica 24 luglio 2022
Ritorno a Castelfranco. La storia del geometra
Tutto è pesante, in questa estate torrida, e la stanchezza degli anni accumulati pesa come il caldo, lo moltiplica ...
Ma si deve ritornare a Castelfranco, gli anni del figlio prediletto, Antonio Puccinelli, impegni da mantenere, sempre con molta stanchezza. Come la stanchezza che avvolge la lapide del personaggio più inquietante e fascinoso di quegli anni, il geometra perito architetto che si dotò di stemma, onnipresente negli anni della Restaurazione, Giuseppe Becattini. Il tecnico, si direbbe oggi, indispensabile ad una comunità fondata sulla terra. Quante menzioni con il signore del paese che se ne stava sul palazzo del Lungarno che oggi è sontuoso albergo, il Priore Leonardo Martellini, e poi la figlia, e una famiglia che ne rinnova i fasti. Amministratori che sanno farsi proprietari.
Ci sarebbe da farne un romanzo, a Castelfranco, se solo la Musa fosse adeguata ... ma intanto nel cimitero dimenticato il marmo concede per un attimo il sapore di Spoon River.
domenica 19 giugno 2022
Lucca romulea. Mediterranea per Gilda Bartoloni
E ora che Lucca è straordinariamente remota, si può immaginarla ai tempi di Romolo ...
Lucca romulea, la conclusione (per il resto, accedere ai volumi)
«Nella Piana dell’Auser – raggiunta da Volterra seguendo la Valdera con gli abitati indiziati dai materiali sporadici di Montacchita e di Ortaglia, o dalla tomba di San Ruffino di Lari – è il fiume a tracciare la via della colonizzazione, aggiungendo alla comodità delle reti di acque le occasioni agricole offerte da un dosso sottile, ma fertile, come si dimostrerà per secoli. Ricerche di superficie e lo scavo registrano la concentrazione dell’insediamento in punti nodali, che saranno ripetutamente occupati: alla congiunzione dei rami del fiume, nell’area di Isola, dove le ricerche di superficie rilevarono per la prima volta la frequentazione dell’Età del Ferro, cui offre ora una singolare vivacità un erratico frammento di protome equina d’impasto rossiccio, che – edito con riferimenti allo scorcio finale dell’Età del Bronzo – trova finalmente un confronto stringente nelle applicazioni ippomorfe della ceramica villanoviana della Valle del Samoggia; nella grande ansa del Chiarone, nel cuore della Piana; infine, alla periferia di Lucca, dove l’Auser si divide in due grandi rami, per raggiungere l’Arno, a Bientina, con quello di sinistra, Pisa e il mare con quello di destra. In teoria, è questo un luogo eccellente per offrire, seguendo il primo ramo, un’alternativa itineraria da Volterra verso l’Appennino e la Pianura Padana rispetto a quella controllata da Artimino e dalle comunità che si stavano distribuendo nel territorio di Firenze; simultaneamente, con il secondo, per consentire alla nascente struttura urbana di Pisa di parteciparvi.
Proprio per l’evidente centralità del fiume, piacerebbe applicare il modello “romuleo” alla breve storia della comunità tardovillanoviana di Lucca-Arancio, dandole il profilo di una famiglia di avventurosi mossi alla ricerca di nuove opportunità, o di perdenti nei conflitti che la diversa distribuzione della ricchezza inevitabilmente genera, e che in terre vergini cercano occasioni di rivincita. Controllare uno snodo itinerario è – in teoria – uno dei modi più efficaci per il successo, ma non sempre si ha la tempra, o la fortuna, di Romolo, d’altronde figlio di un dio.
Ai fondatori dell’insediamento di Lucca-Arancio, come a quelli di Firenze-Gambrinus, che tentarono un’avventura simile, toccò un’altra sorte, effimera. Più volte si rinnoverà l’esperienza, a Lucca-Arancio: già sul finire del VII secolo, o ai primi del successivo, si cercò di organizzare un’area di vita, tracciandone l’asse con una via di ghiaia, ma con scarso successo. Nel corso del III secolo a.C., ancora vi si forma un piccolo abitato; è questo il momento in cui venne in luce una delle tombe – il Pozzetto 3 – e si provvide a ripristinarla sostituendo il cinerario distrutto con un’olla “nella tradizione del bucchero”, dotata di un corredo ceramico di capi a vernice nera. L’olla, integra, si è rivelata assolutamente priva di resti di combustione, riempita di sola terra, e indica dunque il carattere simbolico della nuova deposizione, probabilmente di “espiazione” per la tomba distrutta.
Si direbbe, concludendo, che occorreva lo spirito “romuleo” dei Romani perché le intuizioni degli avventurosi dell’VIII secolo a.C. avessero solida affermazione e millenario successo: le due città “di fondazione” romana dell’Etruria settentrionale, Luca nel 180 a.C. e Florentia nella prima età augustea, trovano nell’esperimento del Villanoviano una singolare (e forse non casuale) anticipazione.»
mercoledì 11 maggio 2022
Navigare nel Tirreno, immaginando Ariosto.
La Fortuna di Giovanni di Antonio Larciani, magico dipintore di paesaggi, eludere le memorie della Fortuna Navigante di Warburg, e solo cercare la torre del porto nelle nebbie. Chissà, memorie di Livorno anno 1515, riesumando il Maestro di Anghiari. Ne è partita, come il committente del Larciani, e lo guida, o ne aspetta il ritorno. Di certo poco allegra, assai preoccupata. Come per i Rucellai, i Frescobaldi. Chissà ...
Ma da questo inquietante porto turrito si può partire per navigare nei paesaggi dell'Ariosto, aspettando gli amici di Garfagnana. Nebbie che cancellano i colori, nell'attimo in cui la triste Fortuna che sfiora le acque con un minaccioso delfino sembra mutare nell'Angelica di Girolamo da Carpi.
lunedì 25 aprile 2022
L'esarca e il dux. Da Ravenna a Grosseto, la Terra di Mezzo.
Hanno infine il loro monumento le storie dei Longobardi in Toscana, e dei Romani di quei due secoli, il VI e il VII, e anche un po' di Goti ... Splendido di immagini, denso di riflessioni, e capace di far riflettere. Ringraziando Chiara e tutti gli amici di una bella impresa.
Ma per riflettere, che cosa più del sarcofago dell'esarca, in Ravenna, San Vitale, le storie di Isaacio l'Armeno narrate obliquamente nell'epos vago di caratteri raffinati. Perché da Isaacio si arriva a Taso, Taso 2 della Prosopography, dux provinciae Tuscanae, due volte lo assevera Fredegario, il contemporaneo, anni 630 più o meno. E forse, e anche senza forse, aveva colto con la somma sua erudizione Schneider, essere questo titolo visto con occhi di Roma, perché di certo dux era Taso, di certo si muoveva in Toscana, ma solo un Romano poteva pensare ad una provincia Tuscana.
Davvero la Terra di Mezzo, la Toscana del 630, sospesa fra Pavia e Ravenna, gli intrallazzi fallaci e falliti di Tasone il dux, l'accortezza dell'esarca, con pochi guerrieri e nemmeno troppi solidi, a salvare l'Italia imperiale mentre l'imperatore aveva infiniti altri problemi. Degno di Maurizio Tattico, tutto doveva usare Isaacio, i pochi soldati e le ambizioni del dux che ancora pensava di farsi re. E chissà che cosa accadde davvero sul fiume Scoltenna ... Paolo Diacono sempre da prendere con le pinze, e di certo sullo Scoltenna i Longobardi si fermarono per un secolo.
Personaggi da romanzo, affidati alle poche righe di una summa prosopografica, e alla luce squillante del marmo di San Vitale.
sabato 19 marzo 2022
Ritrovare l'Ottocento a Castelfranco (di Sotto). Due secoli con Antonio Puccinelli
E nel paese nasce da diversamente poveri il futuro cantore per immagini delle aristocrazie toscane, granducali prima, del Regno d'Italia poi, Antonio Puccinelli, detto da giovane il Castelfranco, chissà se è vero.
Duecento anni, per seguire la sua storia castelfranchese, immaginare nel suo pennello le famiglie che ne intuirono il genio, ritrovare il conte Lazzaro Brunetti, che forse prima di morire a Castelfranco nella villa già monastero acquistata dal Martellini, anno 1839, da lui si fece ritrarre. O così fa immaginare il Panichi, primo esegeta del pittore presto dimenticato, e ritrovato solo nella piena consapevolezza della sua arte. Una storia parallela all'altro Castelfranco, Antonio Novelli, scultore di gran fama nei primi del Seicento, poi obliato o quasi, ritrovato negli ultimi trent'anni.
Storie castelfranchesi, da raccontare non con l'archeologia, ma con documenti e con passione, per concludere il percorso iniziato nella terra quasi cinquant'anni fa. Castelfranco di Sotto nel Medioevo, Castelfranco di Sotto fra Cinquecento e Settecento. E ora l'Ottocento, da vivere non nei pochi cocci, ma nelle carte e nelle fotografie della fine del secolo, ritratti senza amore di contadini a cui certo il Castelfranco Puccinelli non pensava (o non voleva pensare?). Ma questi occorrono per completare l'eleganza raffinata della sua società cittadina. E sia lode a Ruggero e un po' anche a Filippo che hanno salvato carte preziose e immagini di persone e di terre.
Sogni e Progetti, con Ruggero, senza stancarsi o immaginando di non essere stanchi.
E ricordando Gabriele.
domenica 20 febbraio 2022
Ritorno a Ebuda ... con l'Ippogrifo della Fondazione Kress
Le tempeste dell'isola perduta nei mari d'Irlanda hanno ben altra forza, se si vola con l'Ippogrifo di Ruggiero e la lente della Fondazione Kress, Girolamo di Carpi e la sua scuola, le emozioni dell'Orlando Furioso fresco o quasi di stampa da vedere meglio che con un viaggio al El Paso.
E rivisto, l'illusione di volare sulla Garfagnana nebbiosa degli anni delle rocche e delle fortezze si fa più viva, magie ariostesche ... il torrione con i merloni, coperti, segno del porto dei pirati di Ebuda, s'invera in Rocche Tonde e Rocche Ariostesche, e s'avvertono i progetti del Pasi, fra Montalfonso e le Verrucole, nella bastionata porta che fa entrare in un perduto fortilizio.
Senza sogni i paesaggi non rinascono.














