La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un itinerario archeologico

sabato 5 gennaio 2019

Crotalia nella Terra dell'Auser. Sonante bellezza delle Lucchesi antique





Si parte per altre storie, ghirlande, cigni svolazzanti, symplegmata perenniani, e si arriva agli ori del Vesuvio, in bell'ordine, Pompei, Ercolano, Oplonti ecc. ecc. Ed ecco riappare nella memoria l'oro di Augusto, minuscola scheggia ritrovata 26 dicembre 1986, dice il foglietto, quantestorie quantianni.
Crotalia, orecchini con barretta anelli pendenti perline sonanti al passo leggiadro di sfinate od opime matrone o vergini ansiose, tin tin tin, la bellezza si vede ma si deve anche sentire. Archeologia sperimentale s'impone, basta comprare le repliche del Met ...
La bella Lucensis o forse non bella, contadinotta o commerciante, un po' della gente di Trimalcione, gli anni son quelli, nella Terra dell'Auser, in un colmo esplorato con la passione infinita e la sete di sapere di Augusto Andreotti, pronto per fare storia e sepolto chissaddove o comunque sepolto. Un'immagine, nella memoria e nel disco rigido, una scheggia della città e della campagna degli anni degl'imperatori claudi che l'archeologo vecchio vide e sognò da giovane negli eroti di San Pietro a Vico. Che forse son tiberiani, chissà. Le ghirlande e i festoni son tutto un enigma.
Non suonano più i crotalia della Terra dell'Auser, son persi i pendenti, ma un sorriso lontano li fa rivivere per un attimo. E poco importa se il sorriso viene dal Fayyum, tipo evoluto, un secolo e rotti più tardo ...

lunedì 31 dicembre 2018

Bauci in Val di Chiecina, passando dal notaio pratese



Azzurro d'inverno, come gli inverni del '77 e del '78 e del '79, passati a cercare Etruschi Romani Medievali sulle colline di là d'Arno, che guardano il mare di Pontedera o sono mirate da San Miniato.
Si vaga fra le immagini remote, e il sole splende sulla collina chiusa fra Chiecina e Chiecinella, Casa Bertolli, capanna medievale e capanna romana di un giorno del '77. Sterpaglie, boscaglie, e la dimora dei mezzadri misura il tempo nel crollo delle travi e nelle ombre del sole solstiziale.
Più facile oggi ritrovare la casa di Bauci e di Filemone, romani di campagna e di boscaglia, o di brughiera, tanto cari ai potenti che celebravano le loro antiche virtù passando veloci sulle vie imperiali: qualche parola, e emerge il notaio Sumintendi, da Prato, illustratore appassionato di Ovidio, la sua capanna nata dalle capanne degli ultimi fra i contadini del Trecento. E se non fosse per le tegole, come le case dei villaggi abbandonati tra Era e Elsa, passione remota, vissuta fra i cocci della terra, i Frammenti di Storia, e le imbreviature dei notai.
Li conoscevano, i notai del Trecento, i loro clienti di campagna ...

mercoledì 26 dicembre 2018

Ridare volti ai togati antichi. Antonio Novelli, il Castelfranchese, e i rigenerati fiorentini



Incontri e apparizioni a Casa Buonarroti, assai in ombra nel furore del Bello Fiorentino, ci si va per la Vasimania di care amiche, il Dempster, le origini, le lezioni antiche di Mauro Cristofani, da rivivere quarant'anni dopo,
E si ritrova il concittadino illustre, incontrato nei versi sbilenchi del Franceschini in quegli anni Settanta, remoti, ma chi era allora, Thieme-Becker e poc'altro da leggere. Oggi tac, Google risolve con la generosità della Treccani tutte le curiosità sullo scultore cui fu patria Castelfranco del Valdarno di Sotto, cui die' gloria Firenze nel Seicento. Grazie Dimitrios Zikos, grazie Treccani. Tutto, quasi troppo, per Antonio Novelli, il Castelfranchese. Anche per lui, a Castelfranco, nemmeno una strada. Certo, non è che si vada a leggere Zikos per diletto, e una visita alla chiesa degli Antinori, seppure in Via Tornabuoni, è evento raro ...
Barocco radicato nell'ultimo Manierismo, e dedito anche a ridar volto all'antico, anno 1627, i togati di Florentia ritrovano teste e braccia, filologica restituzione con pietre diverse, sguardi patetici, ma si sa, ogni epoca vede le altre con propri occhi, vi vede parte di sé.
E un po' di sé ritrova l'archeologo pensionato, non più archeologo, che voleva dare concitati volti barocchi alle sue smosse terre, un poco tristi.

domenica 25 novembre 2018

Pontedera, quindici anni dopo la Preistoria e Protostoria tra Valdarno e Valdera


Fine novembre, giorni brevi in attesa del Natale, anno 2003, Pontedera, Centro per l'Arte, festosa inaugurazione dopo giorni di affaccendamento, soprintendenza tectiana amici amiche speranze attese autorità, un libro bello di colori di copertina, benché senza la gioia della rete, se non per poche pagine, salvate con rianimazione.
Quindici anni, trilustrium per memoria dantesca, ritornano immagini, amici, attese.
Sembrava un inizio, e certo per un po' lo fu, per i giorni di Montacchita e delle Melorie, degli Etruschi dei Romani dei Longobardi dove i Quattro Fiumi si congiungono.
Dieci libri, o quasi, tutti in rete, questo almeno, ma sono remoti la Valdera e quei giorni, gli amici dispersi, qualcuno perso.
E le immagini sono a risoluzione infima, come quelle del ricordo, quando la nebbia risale dai fiumi.

martedì 20 novembre 2018

Sulla via di Arezzo, sosta a Chiusi con banchetto a casa di Parthenius, in stibadium





E poi coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri
Case, vicoli e palazzi, perché lei ama i colori


Si cerca la via per Arezzo, e si deve passare da Chiusi, dal sarcofago che parea del VII secolo, lucido nel bianco e nero di trent'anni fa, erbosa vasca di acque piovane in dismesso parco archeologico, oggi.
Ma l'archeologo che non capisce niente di scavo (dice chi venne dopo, piena di sacri ungimenti) vuol colorarlo, il mondo a colori, e passa a vedere l'arso stibadium della Daunia, e già che è da quelle parti, fa un salto nel Porpora di Calabria, a Rossano.
E il sarcofago si riempie di stucchi e paste colorate, diviene funebre stibadium del secolo IV o V, più tardi si direbbe di no, il vir clarissimus chiusino se lo prepara per il banchetto funebre, in un mausoleo per antichi dei o in una catacomba del nuovo che avanza.
La coena di Parthenius, vaneggia il pensionato.

venerdì 16 novembre 2018

Dove apparvero gli Etruschi. Ritorno a Pogni.



Tre anni dalle fredde giornate di Valdelsa, con tanti amici a ricordarne uno, Giuliano, e quaranta quasi dalle escursioni sulle argille di qua dall'Elsa, per vagheggiare scene come quelle oltre il fiume. E la prof che in tre pagine rifaceva un castello, da qualche urna e dai versi del poeta cortese fiorentino, Ugolino il Verino, Marina Martelli, anni furenti di etruscologia.
Certaldo, l'altura mitica, vernici nere e urne. Silenzi affollati di segni del potere e della disperazione, facce inestricabili di quattrocent'anni di storia.
E Pogni infine, nelle ondulate sequenze d'autunno affollate di foglie morenti, e con amici si ascende alla torre sventrata, grande metafora se tutto non fosse metafora, ormai.
Ponnia o Ponna, ove apparvero gli Etruschi sul fare del Rinascimento, sette esametri di Ugolino il Verino per emozioni ancora da vivere, nelle giornate d'autunno, le più adatte a rimuginare o riflettere sugli etruschi enigmi, haec lingua antiqua et populi periere vetusti.

mercoledì 31 ottobre 2018

Il fascino inquietante delle figure in rosso. Da Dempster/Buonarroti a Loüys/Barbier



Occorreva navigare fra gli scogli del Dempster, partendo per inviti di amiche e poi curiosi di scorgere, fra spigoli di pagine e anfratti di citazioni, luci rinascimentali con colori barocchi. E le immagini, segni incisi generati dai segni tracciati delle figure rosse, risorte un po' alla Tiepolo, o alla Magnasco, guizzi da sfogliare con le vibrazioni vocali di Vivaldi.
E poi a caso, fra oceani comodi con schermo e tastiera, il vento porta ai suoni di Debussy, ai tocchi Art Déco di Georges Barbier, donati da Gallica, fiera delle glorie di Francia (ahinoi, ahinoi, Carlo VIII è sempre lì, con qualche Ludovico il Moro qui). Poemi Conviviali glamour, Les Chansons de Bilitis di Pierre Loüys, iconografie d'après il Pittore di Meidias e i Kertscher Vasen, per un viaggio a Mitilene a salutare Saffo o piuttosto Daphnis e Chloe.

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